L’ affresco del 1669 è frutto di una radicata “cultura del vulcano”, ovvero l’abitudine di convivere con l’incombente pericolo. Terremoti ed eruzioni, cosa c’è di più spaventoso per gli uomini se non loro? Eppure ci si abitua, si accetta anche questo rischio terribile.

Le prime rappresentazione grafiche dell’Etna sono ben differenti dal dare notizie sulle sue attività. Si trattava per lo più di disegni che rappresentavano una città con alle spalle un Vulcano, ma non vi era all’interno di essi alcun dettaglio sulle eruzioni o su Catania.

L’ Etna veniva rappresentata come un qualsiasi altro vulcano.

Ed ecco che il pittore Giacinto Platania si fa “cronista” dell’evento, freddo osservatore del disastro, suo fedele riproduttore. 

IL DIPINTO

Affresco del 1669

Il dipinto è un’artistica mappa della città di Catania e dell’intero versante meridionale del vulcano. Ma è anche un chiarissimo “grafico” dell’eruzione, in cui facilmente si segue l’irrompere del magma e del suo rovinoso procedere.

Il panorama riprodotto in pittura è vastissimo ed è come visto da un aereo. Le lave, sgorganti da un cratere presso Nicolosi e procedendo dai Monti Rossi, invadono terre disabitate e campagne, villaggi e paesi, fino ad arrivare provocando spaventose fumate, al mare.

DOVE SI TROVA L’AFFRESCO DEL 1669

L’affresco del 1669 si trova su una parete della grande aula della sacrestia della cattedrale e rappresenta l’eruzione del 1669. Questa fu la prima eruzione perfettamente documentata e la più catastrofica eruzione mai avvenuta.

L’affresco misura quattro metri per cinque e ha, nella parte bassa, un medaglione-appendice in cui è dipinto il ritratto dell’ideatore della sacrestia (costruita nel 1675), il vescovo Michael Angelus Bonadies dell’ordine francescano, morto nel 1686 e seppellito nello stesso Duomo.

GLI EFFETTI SU CATANIA

Il Castello Ursino appare assediato dalla lava che quell’anno lo toccò senza però abbatterne le torri. Il pittore ha voluto sottolineare il panico della gente catanese attraverso il convulso dibattersi, tra le onde, di barche e velieri in fuga verso spiagge più sicure.

Un fuggi fuggi di popolani e nobili è visibile nella parte costiera della città. L’affresco va visto, se si fa tappa a Catania, per avere un’idea concreta di che cosa sia un’eruzione vulcanica in zone così densamente abitata come quelle alle falde dell’Etna.