L’ ERUZIONE DELL’ ETNA NEL 1444

Nel 1444 avvenne il crollo della vetta dell’Etna e ciò diede vita ad una nuova eruzione che per l’ennesima volta minacciò la città di Catania.

Durante l’eruzione dell’Etna nel 1444, la lava si diramò in due direzioni: verso il comune di San Giovanni la Punta e verso il comune di Tremestieri Etneo.

Ad oggi le lave non sono identificabili in nessuno dei territori sopra citati poiché
coperte dalle successive eruzioni.

IL VELO DI SANT’AGATA

Pensare oggi di rallentare un corso lavico è davvero complicato.

Richiede studi approfonditi, continui monitoraggi e un impiego di forze davvero consistente.

Ciò non era per niente possibile nel XVI secolo, quando l’unico modo che gli abitanti avevano per contrastare e rallentare la corsa della lava era quello di affidarsi completamente alla Fede.

Nel caso specifico, i cittadini catanesi si affidarono alla Fede nei confronti della santa patrona della città, Agata. Essi vollero infatti portare in processione il velo della Santa dinanzi al fronte lavico.

Per fare ciò, fecero pressione al Vescovo di allora Giovanni De Pescibus che incaricò Pietro Geremia di attuare la processione con tutti i fedeli.

Davanti al Velo della Santa, per miracolo la lava deviò e rallentò, fino ad arrestare la sua forza distruttrice.

LA CHIESA IN ONORE DI SANT’ AGATA

A ricordo del prodigioso evento fu eretta una piccola chiesa in onore si Sant’Agata.

Essa si trovava proprio nei pressi dell’ allora comune di Tremestieri Etneo, nel punto esatto dove la lava si arrestò.

Nel 1635 il giudice catanese Lorenzo D’Arcangelo, proprietario di quel terreno e grande devoto della Santa, fece costruire sul posto una chiesa più grande, successivamente concessa in uso agli abitanti.

Sempre a ricordo di quell’evento miracoloso, la chiesa prese il nome di “Cappella del Velo”.

Essendo dotata di una fonte battesimale, la chiesa era molto frequentata dagli abitanti della zona, che vi si recavano spesso per ricevere il sacramento del battesimo.

Per questo motivo la chiesa, già dedicata alla Santa catanese, cominciò ad essere chiamata dai locali “ai battezzati”, diventando nella parlata popolare “Sant’Ajta e’ Vattiati” e nella traduzione arcaica del tempo “Sant’Agata (al) li o (del) li Battiati“.