FASE INIZIALE DELL’ ERUZIONE DEL 1991-1993

L’esperienza acquisita dal gruppo nazionale di Vulcanologia italiano risulta molto utile durante l’eruzione del 1991-1993.

Il 14 dicembre 1991, alla base del cratere di Sud-est, diverse fratture si aprirono e l’Etna produsse una consistente eruzione.

Un flusso lavico di 30 metri cubi al secondo, si riversò nella Valle del Bove, una valle disabitata situata tra i 1500 e i 2000 metri di quota che da sempre rappresenta il serbatoio naturale delle colate che avvengono su questo versante del vulcano.

In sole due settimane dall’inizio dell’eruzione, il fronte lavico riuscì ad attraversare tutta la Valle del Bove e a presentarsi nella valle sottostante la Val Calanna minacciando, con la sua veloce avanzata, il centro abitato di Zafferana Etnea.

I RISCHI DELL’ERUZIONE DEL 1991-1993

L’eruzione del 1991-1993 era diventata una sempre più concreta la minaccia nei confronti di Zafferana Etnea.

Bisognava infatti correre ai ripari limitando il più possibile la corsa del fronte lavico.

Grazie al supporto tecnologico, la protezione civile del paese riuscì a conoscere e prevedere con giusto anticipo il percorso del fronte lavico riuscendo così a predisporre per tempo le difese necessarie.

Sul percorso che la lava avrebbe dovuto fare, venne infatti progettata e realizzata la costruzione di un argine alto 20 m e lungo 160, nel tentativo di contenere l’avanzata del fronte almeno provvisoriamente.

IL FENOMENO DELL'”INGROTTAMENTO”

Intanto a monte è iniziato il fenomeno dell’“ingrottamento”.

Questo fenomeno naturale consiste nell’ innalzamento dei bordi della colata che si trasformano in un lungo tunnel entro il quale la lava, non avendo alcun contatto con l’esterno, scorre senza raffreddarsi.

La lava entra in questo “ingrottamento” con una temperatura di circa 1000° e dopo circa 7 km di percorso sotterraneo, esce a valle con una perdita di soli 20° di temperatura.

L’AVANZAMENTO REPENTINO DELLA LAVA

foto 1991

Ai primi di aprile la situazione precipita.

La lava riesce a scavalcare in più punti la barriera artificiale e scende verso Zafferana Etnea a una velocità di 50 metri ogni ora.

Salta, una dopo l’altra, le barriere di contenimento che sono state innalzate nel tentativo di frenare la sua corsa.

Nello stesso tempo però consente ai tecnici di perfezionare un piano di salvataggio da attuare oltre i 2000 metri di quota.

Esso prevede la deviazione del corso lavico con l’esplosivo, sulla base dell’esperienza acquisita nel 1983 sull’altro versante del vulcano.

OPERAZIONE “TAPPO”

Quando la lava è ormai a meno di un chilometro da Zafferana, il Governo Italiano dichiara lo stato di emergenza, che permette l’uso dell’ esplosivo già a quota 1800 metri.

Si svolge infatti un primo tentativo per far saltare l’imbocco dell’ “ingrottamento”  e per testare la risposta delle pareti di lava fredda sotto la spinta di 400 kg di esplosivo.

Ma il disegno dei tecnici è rivolto più in alto, a quota 2000 metri, dove, poco sotto le bocche effusive,il canale lavico esce allo scoperto per una cinquantina di metri, per poi rituffarsi nel “ingrottamento”  che porta la lava ad emergere in Val Calanna.

A quota 2000 metri il cantiere prevede:

  • la sistemazione di una forte carica di esplosivo (oltre 7 tonnellate in una trincea scavata sul fianco del canale lavico);
  • lo scavo di un canale artificiale per pilotare il deflusso della lava nella direzione voluta;
  • il brillamento dell’esplosivo per ottenere la frantumazione della parete laterale del canale e il deflusso della lava in quello artificiale;
  • l’aiuto di una pala meccanica per il rovesciamento delle pietre e delle strutture d’acciaio al fine di otturare l’imbocco del “ingrottamento”.

ZAFFERANA ETNEA E’ SALVA

Il 27 maggio 1992 si attua il piano che è stato studiato accuratamente.

La lava scende dal percorso che le era stato preparato, la bocca viene in gran parte ostruita così solo il 20/30% di essa entra nel “ingrottamento”.

Gli operatori, non curanti del calore infernale, riescono a chiudere completamente la bocca dell’ingrottamento tramite la pala meccanica. Questo intervento è riuscito al 100% e ha consentito la messa a punto di tecniche che potranno essere utilizzate in altre occasioni con grande tempestività.

Da quel momento il fronte a Valle si ferma e Zafferana Etnea è salva.

L’ Etna è stato il primo vulcano al mondo a dover constatare che di fronte alla minaccia della lava, l’uomo da oggi non è più disarmato.